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Cuneo Complesso di San Francesco. Apre la mostra «Spectaculum Prosequitur»

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Sabato 16 febbraio 2019, alle ore 18, l'inaugurazione, presso il complesso monumentale di San Francesco (via Santa Maria 10, Cuneo). Mostra antologica di Claudio Berlia, con Stefano Allisiardi, Mirko Andreoli, Michele Bruna, Serena Gamba, Oscar Giachino, Claudio Signanini, Marco Tallone. L'esposizione, resterà aperta fino al 31 marzo prossimo.

Si apre a Cuneo da sabato 16 febbraio (inaugurazione ore 18), presso il complesso monumentale di San Francesco (via Santa Maria 10, Cuneo), la mostra antologica «Spectaculum Prosequitur» di Claudio Berlia. La mostra resterà aperta dal 16 febbraio al 31marzo 2019, con il seguente orario: tutti i giorni, compresi i festivi, eccetto il lunedì, dalle ore 15.30 alle ore 18.30

L'esposizione, aperta al pubblico dino al 31 marzo prossimo, è promossa da Comune di Cuneo, associazione grandArte, casa editrice Primalpe e settimanale La Guida, l’evento è patrocinato da Regione Piemonte e Provincia di Cuneo, e si avvale del contributo della Fondazione CRC. Organizzazione e realizzazione di Giacomo Doglio, Massimiliano Cavallo e Enrico Perotto. In mostra il catalogo con testi di Roberto Baravalle, Fulvia Giacosa e Enrico Perotto. All’interno delle cappelle laterali del Complesso Monumentale di San Francesco, proporranno i frutti più recenti della loro produzione, caratterizzata da un panorama variegato di tecniche artistiche e linguaggi formali, perfettamente sintonizzati con i concetti e i progetti grafici e pittorici contemporanei

La mostra dedicata a Claudio Berlia comprende anche un omaggio di alcuni suoi ex allievi entrati brillantemente in rapporto con il mondo dell’arte dei nostri giorni. Sono state individuate, quindi, sette personalità (e cioè Stefano Allisiardi, Mirko Andreoli, Michele Bruna, Serena Gamba, Oscar Giachino, Claudio Signanini e Marco Tallone),

Il 21 settembre 2013, Claudio Berlia inaugurava qui in San Francesco «Le rêve d’un curieux», la sua ultima mostra. Il 30 marzo successivo si spegneva nell’Hospice di Busca. A cinque anni dalla sua scomparsa, Cuneo, vuole ricordarlo ripercorrendo gran parte della sua attività artistica, dalle opere giovanili in stile pop, realizzate dapprima intorno al 1969 e quindi tra il 1988 e il 1990, alle nuove soluzioni formali introdotte negli anni ’90, fino ai collages dell’ultimo periodo. Una produzione caratterizzata oltre che da una straordinaria perizia tecnica, da grande ricercatezza ed eleganza compositiva, elementi, questi, che sono stati anche i tratti distintivi della sua vita di bon vivant, ironico, a volte dissacrante e provocatorio ma allo stesso tempo severo e rigoroso nei confronti della sua passione esclusiva per l’arte.

In mostra, è presente una selezione di alcuni suoi ex allievi, tutti ormai con alle spalle un consolidato percorso artistico, che gli rendono omaggio. Grazie ai loro lavori si ricorda e si rende omaggio anche alla sua lunga attività di insegnante: un modo diverso per immaginarlo ancora tra di noi attraverso la passione per l’arte che certamente ha saputo trasmettere e che vive in questi giovani artisti.

Claudio Berlia  (Savigliano, Cn 1948 – Busca, Cn 2014) - E' stato un moderno cultore della realtà, considerata nella sua qualità architettonica, e nello stesso tempo ha amato l’esistenza umana come simulacro di bellezza, accanto a ripetuti omaggi alle memorie della prediletta storia dell’arte. Intorno al 1970, dopo aver eseguito, in un variopinto stile pop, alcune opere ispirate all’allunaggio degli astronauti Armstrong e Aldin a bordo del modulo lunare Eagle, le scelte estetiche di Berlia appaiono orientate in due direzioni diverse: da un lato, accolgono la riduzione minimalista in pittura, con accostamenti di strutture geometriche piane, vitalizzate da colori caldi e vibranti di luce; dall’altro, dimostrano attenzione nei confronti delle potenzialità espressive e comunicative del corpo dell’artista, documentate da dodici fotografie inedite, realizzate da Luigi Botta e presentate per la prima volta nel catalogo dell’attuale mostra di Claudio allestita nel Complesso Monumentale di San Francesco. Negli anni Ottanta, dopo la serie delle Bambole che si presentano come vere e proprie icone pop spiritose del corpo femminile ridotto a schema grafico stilizzato e bidimensionale, tanto da essere pronto a trasferirsi sulle etichette di una nota marca di liquori di Monterosso Grana, sono seguite altre esperienze incentrate sulla selezione di determinati generi di immagini della storia dell’arte o di provenienza dal sistema dei mezzi di comunicazione di massa. Ecco, in particolare, i dipinti raffiguranti i Nativi nord-americani, tipici personaggi dell’epopea western statunitense, inseriti in ambienti decontestualizzati e affiancati a una sorta di esposizione di calzature di varia fattura appese dall’alto, quasi a richiamare uno stand commerciale, tra cui talvolta si insinuano volatili stralunati. E dal 1990, nel lavoro pittorico di Berlia sono comparse dapprima alcune configurazioni geometriche modulari, accostate ai profili misteriosi di alcune divinità precolombiane, come la dea Maya della luna; quindi, si è fatta più evidente l’attrazione per le architetture amate dei territori di origine e di altre località italiane e d’Europa. I suoi spazi ideali di vita urbana, memorie della bellezza architettonica, sono allusioni a partenze per dei “begli orizzonti”, metafore di realtà trascendenti, in cui l’arte sa ricreare il bello, il senso di felicità perduto. Il punto di vista assunto dall’artista si cela dietro alle apparizioni simboliche di sagome sia di angeli della tradizione natalizia, sia di giocosi quanto spiazzanti profili di aerei britannici della prima guerra mondiale (i Sopwith Camel). Tutto in Berlia assume un aspetto esteriore nuovo. Sia il già menzionato repertorio variegato di forme architettoniche, sia le più recenti opere dedicate alle più diverse apparizioni fascinose della femminilità, intesa, alla Baudelaire, come “armonia generale” di corpo e vestimenti, appaiono come affermazioni creative di una soggettività entusiasta, sempre alla ricerca di immagini differenti e impreviste, improntata soprattutto a un’intima esigenza di distinzione, che è stato poi il segno caratteristico della sua personalità.

Ph. Comune di Cuneo

 

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